ANCHE L'OVVIO E' IN BILICO (CARLOS)
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martedì 1 marzo 2011

Ma andatevene fuori dai coglioni

amici_miei500

L’amico Gheddafi. Ma ci sono anche Putin, Mubarak, Lukashenko, Ben Alì : i simili si attraggono...

Girodivite.it

lunedì 15 marzo 2010

Un completo esempio italiano

di Elsa Morante*

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico.
In Italia è diventato il capo del governo.
Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio,presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."

*Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Benito Mussolini...

sb

mercoledì 9 dicembre 2009

Presidente Berlusconi...

Presidente Berlusconi, noi oggi siamo qui a darle una notizia: lei è un uomo del secolo scorso.

Siamo qui a comunicarle che lei è un uomo del tempo in cui bastava avere tre o quattro televisioni per imporre un modello culturale, un sogno fasullo, un partito creato a tavolino in una concessionaria di pubblicità.


Un uomo del tempo in cui comunicazione voleva dire pochi grandi proprietari di mass media che potevano fare e disfare la realtà a loro piacimento, stabilire ciò di cui si doveva avere paura e ciò che si doveva desiderare.

Un uomo del tempo in cui lei poteva entrare nelle case, nelle teste e nell’anima delle persone mescolando bugie e illusioni per modellarle secondo i suoi interessi prima economici e poi politici.

Bene, presidente Berlusconi, noi oggi siamo qui a dirle che quel tempo è finito.

Lo sappiamo, queste sera le sue tivù pubbliche e private faranno finta che noi non ci siamo mai stati, che oggi non sia successo niente e nessuno sia venuto qui a dirle quello che è già accaduto: e cioè che lei è diventato l’uomo del passato, è diventato l’uomo di un secolo che non c’è più.

Noi oggi siamo qui a comunicarle che il suo giocattolo si è rotto e non le servirà più a niente perché milioni di persone lo sapranno lo stesso, su Twitter e su Facebook, sui blog e su YouTube e in mille altri posti ancora di cui lei nemmeno conosce l’esistenza.

Oggi siamo qui a dirle che noi non siamo caduti nella sua trappola della paura e non crediamo più al modello conformista e al pensiero unico che lei, come i suoi amici dittatori sparsi per il mondo, ha imposto per vent’anni ingannando soprattutto i meno avveduti e i più vulnerabili: gli anziani, i poco istruiti, quegli elettori che lei stesso ha definito «bambini di quinta elementare e neppure tanto svegli».

Presidente Berlusconi, noi oggi siamo qui a dirle che la bolla d’aria in cui voleva tenerci per sempre chiusi è scoppiata.

Noi ora sappiamo aprire le finestre e vedere il mondo fuori che ride di lei, che la disprezza, che la sbugiarda. Non servono più a niente le censure delle sue tivù, non servono più a niente i piccoli e grandi servi che riempiono di bugie i suoi mass media. Perché noi sappiamo aprire le finestre e sconfiggere la paura del nuovo.

Presidente Berlusconi, ci guardi, non c’è niente di virtuale in questa piazza. Perché lei non lo sa ma il Web è soltanto uno strumento, un grande strumento che lei, uomo della tivù, semplicemente non conosce.

Noi non siamo virtuali, signor presidente, siamo persone in carne e anima che usano la Rete perché è il luogo della pluralità culturale, delle mille idee e dei mille confronti, della comunicazione orizzontale e degli unici miracoli davvero possibili, come quello che abbiamo creato oggi: una piazza piena di gente che si è organizzata in Rete e ora è qui tutta insieme, per dare a questo paese una scossa che è d’amore e non di rabbia.

Noi non siamo pirati informatici o aspiranti assassini via Facebook, signor presidente, siamo persone appassionate e forti, tolleranti e libere, curiose e coraggiose, innamorate della biodiversità intellettuale, culturale, etnica, etica, religiosa, politica.

Cioè proprio il contrario del suo modello, signor presidente: monocratico, verticale, impositivo, fasullo. E davvero sì, virtuale, quello.

Presidente Berlusconi, qui ci sono ragazzi che avevano 15 anni quando l’hanno vista per la prima volta in televisione a insultare i giudici, ad accusare ogni dissidente di essere comunista, a raccontare barzellette stupide e bugie pietose.

Adesso quei ragazzi hanno trent’anni, magari si sono sposati e hanno dei figli, ma se accendono la televisione trovano ancora lei – con i capelli dello stesso colore – lì a insultare i giudici, ad accusare ogni dissidente di essere comunista, a raccontare barzellette stupide e bugie pietose.

Ma loro e noi , insieme, nel frattempo abbiamo aperto le finestre, anche se lei non se n’è accorto, impegnato com’era a fare affari, ad allargare il suo potere e il suo io, a inventarsi nuove leggi che la mettessero al di sopra di ogni giudizio.

E noi oggi le mandiamo questa lettera per dirle che anche se lei cercherà di nascondere a se e agli altri la realtà e il nuovo secolo, saranno la realtà e il nuovo secolo a venirla a prendere.

Noi, presidente Berlusconi, oggi glielo diciamo con le parole di Aurelio Peccei, partigiano, imprenditore, pioniere del suo tempo.

«Quanto accadrà d’ora in avanti» diceva Peccei, «dipende da noi in una misura mai concepita nel passato, che noi dobbiamo fare appello a nuove forme di coraggio perchè uscire dal pozzo non è un’utopia ma una prospettiva assolutamente verosimile.

Lo è se vogliamo che lo sia».

Ecco perchè, per quanto cerchi di prolungare il suo giorno più in là, signor presidente, per lei la sera è arrivata.

Onorevole Berlusconi, noi oggi siamo qui a darle la notizia che il suo tempo è finito.

(Alessandro Gilioli dal palco del No B Day)

giovedì 8 ottobre 2009

Il Piano B del Caimano

Pronta una legge ad personam che toglie il valore di prova alle sentenze passate in giudicato.

Il piano B, quello che non gli farà evitare i suoi tre processi, ma almeno lo metterà al riparo dal rischio di una condanna per corruzione giudiziaria, è scattato non appena dalla Consulta è arrivata la (per lui) ferale notizia: il lodo Alfano era stato bocciato. È stato in quel momento che gli uomini di Silvio Berlusconi hanno deciso di tirare fuori dalle secche della commissione giustizia, dove era impantanata da mesi, una norma finora nascosta tra le pieghe della riforma del codice di procedura civile. Una legge ad personam, l’ennesima, che toglie il valore di prova alle sentenze già passate in giudicato.

Quando sarà approvata, e c’è da giurarci che lo sarà, i tempi di centinaia di dibattimenti si allungheranno a dismisura. E tra questi c’è anche quello per la presunta mazzetta da 600.000 dollari versata dal Cavaliere per comprare la testimonianza dell’avvocato inglese David Mills. L’idea della legge nasce infatti all’indomani della decisione del tribunale di Milano di stralciare la posizione di Berlusconi da quella del suo coimputato. Eravamo nell’autunno del 2008. Il processo al premier andava sospeso a causa del Lodo e quindi il collegio aveva deciso di procedere solo contro il presunto corrotto. In febbraio Mills era stato così condannato a 4 anni e mezzo di carcere e, a quel punto, il problema era diventato evidente.

IFQ
s.b.

venerdì 11 settembre 2009

Ma vattene fuori dai coglioni!!!

Zapatero e lo show di Berlusconi
"Taccio per rispetto istituzionale"


PARIGI - "Se mantengo il silenzio è per un segno di rispetto e cortesia istituzionale". Il primo ministro spagnolo Josè Luis Zapatero risponde ai giornalisti, a margine del suo incontro a Parigi con il presidente francese Sarkozy, e così si esprime all'indomani della conferenza stampa che ha tenuto alla Maddalena con Silvio Berlusconi al termine dell'incontro bilaterale Italia-Spagna.
(Repubblica)

martedì 1 settembre 2009

Per la libertà di stampa

FIRMA L'APPELLO DI REPUBBLICA

L’attacco a "Repubblica", di cui la citazione in giudizio per diffamazione è solo l’ultimo episodio, è interpretabile soltanto come un tentativo di ridurre al silenzio la libera stampa, di anestetizzare l’opinione pubblica, di isolarci dalla circolazione internazionale delle informazioni, in definitiva di fare del nostro Paese un’eccezione della democrazia. Le domande poste al Presidente del Consiglio sono domande vere, che hanno suscitato interesse non solo in Italia ma nella stampa di tutto il mondo. Se le si considera "retoriche", perché suggerirebbero risposte non gradite a colui al quale sono rivolte, c’è un solo, facile, modo per smontarle: non tacitare chi le fa, ma rispondere.

Invece, si batte la strada dell’intimidazione di chi esercita il diritto-dovere di "cercare, ricevere e diffondere con qualsiasi mezzo di espressione, senza considerazioni di frontiere, le informazioni e le idee", come vuole la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948, approvata dal consesso delle Nazioni quando era vivo il ricordo della degenerazione dell’informazione in propaganda, sotto i regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso.


Stupisce e preoccupa che queste iniziative non siano non solo stigmatizzate concordemente, ma nemmeno riferite, dagli organi d’informazione e che vi siano giuristi disposti a dare loro forma giuridica, senza considerare il danno che ne viene alla stessa serietà e credibilità del diritto.


Franco Cordero

Stefano Rodotà

Gustavo Zagrebelsky

FIRMA L'APPELLO

venerdì 3 luglio 2009

ORRIU per far cadere il condottiero

ORRIU
ORRIU. Strumento arcaico che emmete un suono stridulo usato dai SARDI per disarcionare i cavalli,facendo cadere il condotiero.
E' detto pure il raglio dell'asino. Animale paziente quanto poco o per nulla tonto. E ben sì o usiamo lo strumento musicale affinchè detto condottiero vega disarcionato, e cadendo vega curato per benino e con lunga convalescenza da trascorrere da Noi. Si dice: A MOLENTE MASCRU LU MONTAS UNA VORTA SOLU
Lettore repubblica.it

sabato 6 giugno 2009

Ma vattene fuori dai coglioni!!!


Perchè El País ha deciso di pubblicare le foto

Il quotidiano spagnolo El País spiega in un editoriale la decisione di pubblicare sull’edizione cartacea e online le foto di Silvio Berlusconi a Villa Certosa: “A scanso di equivoci per Berlusconi: è la stampa democratica quella che rispetta la sua intimità ed è lui quello che continua a cercare di censurarla. Pubblicando le foto delle sue feste private, infatti, non vogliamo giudicare la sua morale di cittadino, ma dimostrare che Berlusconi, come presidente del consiglio, sta cercando di trasformare lo spazio della politica democratica in un semplice prolungamento delle sue relazioni di amicizia e dei suoi divertimenti. Perché è quello che ha fatto – secondo le sue stesse dichiarazioni – quando è stato il momento di compilare le liste elettorali del suo partito o perfino di assegnare gli incarichi di governo”.

“Se finora le uscite fuori luogo di Berlusconi erano state prese come comportamenti scherzosi”, prosegue El País, “oggi esistono nuove e consistenti ragioni per pensare che il primo ministro sta mettendo in gioco il futuro stesso dell’Italia come stato di diritto. E un’Italia in caduta libera è un motivo di preoccupazione per tutti gli europei, non solo per gli italiani”.

L'Internazionale

s.b.

Berlusconi no es mì presidente

Italiani scatenati su El Paìs: «Berlusconi no es mì presidente»
Italiani scatenati su El Paìs: dopo che il quotidiano spagnolo ha pubblicato stamattina alcune delle foto scandalo scattate a Villa Certosa, incorrendo nella denuncia del legale del premier Niccolò Ghedini, i nostri compaesani hanno affollato la pagina dei commenti del primo quotidiano iberico per lamentarsi e dire la loro sulle immagini che ritraggono il premier e alcune giovani donne nella sua residenza sarda.

Il commento degli italiani sul Paìs è unanime: «Grazie - dice Alessandro - el Paìs è l'unico quotidiano libero italiano». E il mantra è sempre lo stesso: «Berlusconi no es mì presidente». Ma gli spagnoli obiettano: "Cosa succede in Italia? Perché - chiede Ana - quest'uomo vince le elezioni? Se sono tanti a criticarlo, ma allora chi è che lo ha votato"?

L'Unità
sb

venerdì 5 giugno 2009

Ma vattene fuori dai coglioni!!!

Tenetelo e teniamolo sotto una pressione mediatica fortissima. E' l'unico metodo per farlo saltare. Non resiste alla pressione mediatica avversa, sta già scricchiolando non poco. Ricordiamoci bene che se la sinistra purtroppo non ha un leader, il PDL senza lui implode nel giro di una settimana. E soprattutto andiamo tutti a votare, è fondamentale la non astensione, e se poi riusciamo a dare un voto alla democrazia tanto meglio.
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Il numero smisurato di bugie, di menzogne, di falsificazioni che sono state dette per coprire un comportamento non solo fuori dagli schemi della rappresentanza istituzionale ma dal comportamento che ad ogni essere umano è richiesto, sta danneggiando gravemente il nostro paese, la nostra immagine, la nostra economia e la nostra credibilità. Se Milano, a detta del Premier sembra l'Africa - anche se non so a quale africa si riferisca vista la pulizia e il rigore di molte delle città Africane - ponendosi sullo stesso qualunquista modello, Villa Certosa sembra la Thailandia.

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