ANCHE L'OVVIO E' IN BILICO (CARLOS)
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giovedì 1 gennaio 2015

happy new year 2015!!!!


Bruce & Southside Johnny live on radio station WNEW-FM December 1977, N.Y.

Auguri dal Principe e dalla redasion!!!!


domenica 2 giugno 2013

Bruce Springsteen

She isn't the one

Padova Stadio Euganeo Venerdi' 31/05/13

E' ufficiale, Santo Antonio si e' dimesso da Padova.
Il santo potrebbe gia' essere nelle prossime ore presso un convento Francescano a Rovigo in attesa d'una definitiva sistemazione; Budapest, Bucarest o Brugherio le possibili location.
Padova e' anche, da stasera, la prima provincia italiana eliminata dal territorio nazionale con annessa citta', stadio, Brenta ed affini, persino la casa di riposo” No' passa mai el temp” ha rifiutato tale ecomostro per le esibizioni bocciofile.
L'Euganeo e' l'unico stadio sul pianeta ad avere le strutture in province diverse, la curva nord a Vicenza, la tribuna centrale a Rovigo, l'altra a Verona, mentre la zona del palco paga regolarmente l'I.M.U. al comune Padovano.
Fatte salve l'Arena di verona, le dolomiti e poco altro, l'unione europea discutera' nel prossimo consiglio a chi annettere questo territorio, non c'e' ovviamente nessuna candidatura e probabilmente si procedera' per sorteggio, lasciando in attesa nel terrore tutte le comunita' mondiali.
Lo scempio apparso ai nostri occhi per tentare d'avvicinarsi allo stadio, e' ancora oggi avvolto da nubi tossiche d'incredulita'.
Tutte le uscite verso il luogo del concerto sono chiuse, presiedute da agenti Lituani reclutati nel vicino centro d'accoglimento di Cittadella, che indicano in uno stentatissimo dialetto di proseguire verso Stoccolma, seguire le indicazioni per Dortmund ed attendere Gesu' di Nazharet che ci trainera' in terra santa su scialuppe di salvataggio superstiti del Titanic.
Tra le bestemmie che volano, i navigatori satellitari che propongono ricette culinarie, molti fans lasceranno l'auto parcheggiata in autostrada, per proseguire a piedi attraverso i campi come tanti Tom Joad in fuga verso terre di sogni e speranze.
La situazione che precipita e' cosi fuor dal comune che, in via del tutto eccezionale, e' prevista a breve, l'arrivo d'una troupe di “Report”.
Il senso civico ed etico che ogni Sprinstiniano indossa dentro e fuori gli stadi ci allontana dalla tentazione di non esserlo, uomini e non caporali dunque ci portano ad un breve breafing costituzionale, in cui decidiamo di parcheggiare(a pagamento) dall'altra parte della luna dove il fuso e' diverso.
Dal 21 Giugno 1985, per la prima volta, timbriamo in rosso e la mano di Dio ci punisce a sentire, dopo la devastante esibizione di Torino 1988, “Boom boom” nelle retrovie, torture che in tempi moderni dovrebbero essere abolite.
La formazione e' inedita capitanata dal Principe, dopo l'ottima performance di San Siro 2012, con i Buick al completo, schema 2-1, Buick avanti e Principe dietro, molto indietro, staccato sensibilmente dal gruppo maglia rosa e talmente indietro che la Barley arts e Springsteen decidono al 42° di interrompere il concerto, per permettere al nostro velocista di entrare trionfante nello stadio, come Francesco Moser al velodromo di Roubaix nel '78.
Formazione inedita ma non troppo, chi non ricordera' il triplete del 28/29/30 Dicembre 1984 in quel del “Ritz” a Cordenons in occasione dell'uscita di “C'era una volta in America” dove i nostri proseliti ricevettero il premio fedelta' dallo stesso Sergio Leone ed il vecchio Vlaminio Raffin, allora primo bigliettaio della croisette folponica, rimase cosi' folgorato da continuare a girare, ancora oggi, con in tasca qualche vecchio biglietto, non si sa' mai che all'improvviso si ripresenti la santa trinita'.
E' il concerto comunque delle prime volte, per il trio appunto, la prima volta di Coperton da disoccupato, la prima di Stock da......insomma diversa dalle altre, la prima senza nemmeno un contatto telefonico con fratello Big Joe Walter, il periodo e' quello che e', la sfiga ci vuole cosi' bene da tenerci spesso compagnia ultimamente, bastava solo che venissimo sorteggiati per raccogliere l'immondizia sul prato a fine spettacolo e la prossima saga di Fantozzi non ce l'avrebbe tolta nemmeno l'O.N.U.
Ma veniamo allo show, decisamente meno folcloristico e carnevalesco dei precedenti, vive di grande intensita' in cui Bruce e' spesso sul pezzo senza essere troppo supportato dalla turbo E_street, il clou del concerto e' ovviamente l'esecuzione dell'intero album “Born to run” nella sequenza esatta in cui e' stato registrato, e le richieste tipo Juke Box sono limitate all'osso.
Se dovessi ipotizzare il podio di stasera, azzarderei “Something in the night, Backstreet” e come special one la meraviglia delle meraviglie “Meeting across the river”.
Questo pezzo e' l'alchimia di quando il R'.n'.r'. incontra il Jazz e s'innamorano, creando la purezza delle sorgenti incontaminate e protette dalla natura che, quando gli va', regala magie per palati extra fini.
Bruce e' la voce Soul piu' grande del nostro sistema solare, da' e riceve spiritualita', canta e incanta i cuori solitari, quelli spezzati ed altri in attesa della luce.
La voce rimane l'essenza di tutta la sua magnificenza, scalda, riempie, accelera, rallenta, unisce, racconta come stiamo e perche', accompagna le nostre vite nella buona e cattiva sorte, ritma le cadenze dell'incalzare degli eventi, sottrae nostalgia ai silenzi che spesso entrano nello stomaco come tempeste di veleno.
Spesso mi chiedo:” E se tutto questo non ci fosse stato?”, il silenzio quando non ha contorno non ha via d'uscita, avremo vissuto comunque ma in che modo? con quali crampi di pancia se non quelli delle grandi abbuffate.
La certezza e' che se Bruce passa da noi, noi andiamo a trovarlo, non mi pongo la questione del deja'vue, piuttosto la domanda se voglio stare acceso sulle frequenze che mi tengono ancora in vita.
La notte delle prime volte, di qualcosa che e' cambiato e forse per sempre, probabilmente non sara' piu' come prima, She's the one e' stata una delle tante canzoni di questa sera, She isn't the one sia la speranza di domani.

That Thunder in your heart
At night when you’re kneeling in the dark
It says you’re never gonna leave her
But there’s this angel in her eyes
That tells such desperate lies
And all you want to do is believe her
And tonight you’ll try just one more time
To leave it all behind and to break on through
Oh she can take you, but if she wants to break you
She’s gonna find out that ain’t so easy to do
And no matter where you sleep tonight or how far you run
Oh-o she’s the one, she’s the one

c.b.

sabato 5 gennaio 2013

Bruce Springsteen

Quarant'anni fa veniva pubblicato Greetings from Asbury Park, N.J.,  il primo album di Bruce Springsteen. 

Bruce Springsteen


Premio "Persona dell’anno" a Bruce Springsteen

La consegna anticipata da un grande concerto di beneficenza

Ci saranno Sir Elton John, Sting e Neil Young, ma potrebbero aggiungersi anche altri nomi, da Patti Smith a Mumford&Sons, Mavis Staples e Jackson Browne.
Sono le star che saliranno sul palco  del grande concerto che si terrà a Los Angeles l'8 febbraio, poco prima della consegna dei Grammy Awards, in onore di Bruce Springsteen.
Il cantautore statunitense è stato nominato «MusiCares Person of the Year» (Persona dell’anno) dalla Recording Academy, che organizza i prestigiosi premi musicali, per «i suoi successi artistici eccezionali uniti al suo impegno filantropico». In passato il riconoscimento era andato a Tony Bennett, Bono, Phil Collins, Neil Diamond e Aretha Franklin.
Lo show servirà anche a raccogliere fondi per fornire assistenza finanziaria d'emergenza ai «membri della comunità musicale», che non riescono a far fronte alle spese d'affitto, mediche o  per il recupero dalla tossicodipendenza.

martedì 17 luglio 2012

Bruce Springsteen

“Ce ne siamo andati dalla classe
dovevamo allontanarci da quegli stupidi
abbiamo imparato più da un disco di tre minuti
che da tutto quello che abbiamo studiato a scuola
stanotte mi arriva il suono della batteria del mio vicino
posso sentire il mio cuore che inizia a pulsare
tu dici che sei stanca e vuoi solo chiudere gli occhi
e seguire i tuoi sogni fino in fondo
Abbiamo fatto una promessa
abbiamo giurato che l’avremmo mantenuta
nessuna ritirata, credimi, nessuna resa
come soldati in una notte d’inverno
con un giuramento da rispettare
nessuna ritirata, credimi, nessuna resa
Adesso giovani facce diventano tristi e vecchie
e cuori in fiamme si raffreddano
noi giurammo fratelli di sangue contro il vento
sono pronto a ritornare di nuovo giovane
e ascoltare la voce di tua sorella
che ci chiama a casa attraverso i campi aperti
credo che possiamo ritagliarci un posticino tutto nostro
con questa batteria e queste chitarre
Abbiamo fatto una promessa
abbiamo giurato che l’avremmo mantenuta
nessuna ritirata, credimi, nessuna resa
fratelli di sangue in una notte di tempesta
con un giuramento da rispettare
nessuna ritirata, credimi, nessuna resa
Le luci della strada stanotte si fanno più tenui
le pareti della mia stanza si restringono
ma è bello vedere il tuo sorriso e sentire di nuovo la tua voce
possiamo dormire nel crepuscolo in riva al fiume
con una terra sconfinata e libera nei nostri cuori
e questi sogni romantici nelle nostre menti
Abbiamo fatto una promessa
abbiamo giurato che l’avremmo mantenuta
nessuna ritirata, credimi, nessuna resa
fratelli di sangue in una notte di tempesta
con un giuramento da rispettare
nessuna ritirata, credimi, nessuna resa”.
Bruce Springsteen, No surrender - 4:03
Album: Born in the U.S.A. (1984)

c.b.

giovedì 21 giugno 2012

lunedì 18 giugno 2012

Bruce Springsteen

Dopo l'1 a 1 calcistico degli europei di calcio, il confronto si e'spostato su quello musicale dove il Real Madrid ha battuto il Milan per 3:48 a 3:40.
c.b.

martedì 12 giugno 2012

Bruce Springsteen

        •  













   

                                                           
Come e' bello far l'amore da Badlands in giu'.
c.b.                      

Bruce Springsteen

Bruce Springsteen al Nereo Rocco (PressPhotoLancia) 
 
Quel can de Trieste el ne fa' grandi feste.
c.b.
 
 

Bruce Springsteen
















Mario e Pippo Santonastaso allias il Principe e Coperton Buick a S.Siro

domenica 10 giugno 2012

Bruce Springsteen


Luci a San Siro

Milano Stadio San Siro(G.Meazza), Giovedi' 07/06/12

Con il decreto ministeriale n°1 del 16/02/12, il parlamento del principato di Borgomeduna aveva approvato, con 3 voti a favore e 0 contro, il D.D.L. In rif.to ad avvenimenti dello spettacolo di alta rilevanza culturale, dove nel testo si parlava di una spedizione in terra lombarda per una comitiva formata da 3 persone e come mezzo di trasporto un camper a noleggio.
Il 07/06 ci ritroviamo invece in 2 con la solita ormai vecchia Opel Astra ma gia' avvezza a spedizioni di tal genere, la defezione del Presidente arrivata nella notte al nostro centro elaborazione dati, con un comunicato che riporta l'impossibilita' di muoversi causa guai socialgiuridici.
Ed eccoci qua' il Principe ed il sottoscritto che decidiamo di assolvere a pieno il nostro compito istituzionale, come ci aveva raccomandato la settimana precedente, in visita a Pordenone, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
La giornata e' umida e meno male che il clima non funziona, lo fara' poi in serata in base a criteri elettromagnetici che dobbiamo ancora scoprire, il Principe invaso dal demonio prepara dei panini che al primo pit stop ci accorgiamo abbia dimenticato a casa con i sentiti ringraziamenti di papa' Mario.
L'autostrada, cui ci e' concessa una corsia preferenziale, e' invasa di petali di rose, reggiseni, perizoma, biancheria intima, gli sponsor calzedonia ed Omsa hanno preparato minuziosamente la coreografia reale.
Il percorso stradale viaggia in parallelo ai ricordi di quelle donne che nei d'intorni della panchina dei giardini di Lignano hanno reso famoso l'ospite cui ho l'onore di trasportare lungo la val Padana.
Da Verona, Brescia, Bergamo uno sventolio interminabile di fazzoletti umidi(di pianto?), drappelli, gadget e striscioni d'ogni sorta come quello all'uscita di Cormano, dove un migliaio d'ex candidate a Miss Italia degli anni 80, genuflesse, innalzano una gigantografia dove si legge “Ci hai lasciato un vuoto incolmabile ma sopratutto un grosso ricordo”.
Il nostro alloggio, sito alla Bovisa, si chiama Villa Cheta, credo significhi quieta, su internet viene definito un villino del '900, per pudore non si specifica se prima o dopo la venuta di nostro signore di Nazharet.
La quiete regna comunque in quel quartiere ignaro di quel che succedera' nelle prossime ore dall'altra parte della citta', tutto sembra finto e statico come le macchine parcheggiate che sono invecchiate, pur non essendosi mai mosse dopo l'uscita dalla concessionaria.
Villa Cheta e' gestita da una cordata soviet/partenopea, la struttura costruita su 2 piani consta di un giardinetto con tanto di albero di fico e nanetti da giardino, in onore forse delle recenti dinastie, e' talmente inverosimile il paesaggio che pensiamo sia stato preparato il giorno prima per mettere nelle migliori condizioni psicofisiche il nostro Principe.
Non e' un caso che la nostra camera sia la n°1, la special one, tre letti e quello vuoto occupato da una stele in ricordo del Presidente che ha disertato.
Quadri appesi alle pareti hanno cornici cosi' ingombranti che il periodo, contraddistinto dai terremoti, preoccupa il Principe che s'immerge spesso nella preghiera invocando San Gennaro.
L'inviato delle tre Venezie e nostro grande amico Big Joe Walter, presente ovviamente all'evento, era stato programmato per reggere al massimo tre ore, dopo di che' , come nella peggior novella di Cenerentola, e' andato completamente in default, trasportato d'urgenza al “S.Silvio d'Arcore hospital” in completo delirio, i primi soccoritori gli hanno sentito proferire cose tipo:” una dieci stagioni con birra media barricata, carpaccio di baccala' mentecato e guiness da cinque litri, toro vivo allo spiedo che se non scappa lo finisci con la polenta, anguilla dell'Atlantico ripiena di cotechino della val di sesia con spremuta di Giaguaro del meduna prima del Bigbang”. I medici hanno fatto sapere ai famigliari che la prognosi e' riservatissima e l'unica possibilita' e' una terapia lunga e dolorosa in una clinica specializzata del Liechtenstein, una cura basata sull'ascolto ininterrotto di Gigi Dalessio e Mariano Apicella.
Che Dio lo riporti presto fra di noi e guai a riparlargli di Rock.
Come sempre mi permetto un commento tecnico del concerto, per questioni di riservatezza e privacy, metto il cuore in arresto e chiusura del sistema.
Ore 20.38 inizia e alle 00.20 termina una delle performance piu' lunghe di tutta la sua carriera, nel fatidico '85 Bruce suono' per 3 ore e mezza con una pausa di mezz'ora, dopo 27 anni ha abolito l'intervallo e fatto salvo per 4/5 ballate l'acceleratore e' andato sempre a fondo fino ad incastrarsi, cosi' da mandar fuori giri ogni essere umano vivente presente.
E' stata una tempesta di sabbia che ci ha travolto lasciandoci pezzi di rock ovunque, nei cappelli, sotto le unghie, dentro ogni poro e foro del corpo, non basteranno le cascate del Niagara a ripulirci completamente dal fortunale che ci ha investito.
Bruce in questo quarto concerto, ha fatto un riassunto delle puntate precedenti, ha ripercorso i giorni di gloria di “Born in the U.S.A”, molte le canzoni di quell'album presenti stasera,quel disco che lo porto' in giro per il mondo a rinverdire i fasti del R'N'R'.
Credo che il concerto di questa sera/notte sia stato un grande tributo/omaggio al popolo di San Siro, l'esordio dell’85 ritenuto uno dei migliori della sua carriera ha dato il via a quella fama di straordinario performer live, che da li' in poi trasformera' in successi tutte le altre date europee.
Tutte le altre roccaforti come Spagna, Germania, Svezia, Inghilterra hanno vissuto di luce riflessa dell'evento di San Siro, la comunita' europa del Rock ha definitivamente consacrato la sua sede nello stadio meneghino.
21/06/85 e' quindi il vero start e non , come in ogni tanto si va' raccontando, Zurigo '81, per quanto possa essere stata importante quella data, la svizzera ha dimostrato negli anni di avere altre prerogative e obbiettivi lontani dai crismi e riti del R'N'R'.
L'Unesco sta' avviando le procedure per la candidatura di San Siro a patrimonio dell'umanita', le societa' calcistiche di Milan e Inter hanno gia' fatto sapere che non calcheranno piu' quel terreno, solo alcune delegazioni di S.Govanni Rotondo e Fatima avranno la possibilita' di un celere passaggio.
Dalla prossima data a San Siro, il sindaco Pisapia ha gia' annunciato che la targa giuseppe Meazza sara' sostituita con quella di Bruce Springsteen da Freehold.
Concludo dicendo che tutto sta' scritto nell'inizio di Badlands che recita “Lights out tonight” ma grazie a Bruce e ai suoi fans milanesi, le luci si San Siro, per questa sera, rimarranno accese.
E' stato su ogni volonta' il viaggio dell'amicizia, quella legata alle cose quotidiane e semplici , quella della vita che spesso rallenta per ripartire singhiozzando un po'.
Non siamo riusciti a definire cos'e' l'amicizia cosa che insieme ad altre mi turbano tanto da tenermi in vita, ma abbiamo capito che non puo' essere latitanza, la persona vicina deve dare il primo soccorso con la testa, le mani, con il cuore o quello che ha in quel momento.
Con il Principe abbiamo individuato una missione, che forse non sara' per conto di Dio, un gesto piccolo ma intenso e continuo che possa riportare a casa chi s'e' perso nel diluvio, fosse l'ultimo atto di quella amicizia in cui crediamo.
Ogni viaggio si conclude riportando a casa qualcosa e fra le molte cose rimaste appiccicate alla pelle, metabolizzo che ho realizzato quel tacito accordo non scritto, quello cioe' di riportare nella sua reggia, sano e salvo, sua maesta' il Principe.

Coperton B.

mercoledì 30 maggio 2012

Bruce Springsteen

 
Bruce & Co. escono dagli spogliatoi della Buickese.
Sotto la prima finestra da sinistra, la bicicletta di Plinio.
c.b.
 
 

mercoledì 2 maggio 2012

...

...
WE ARE ALIVE
stockbuick



I awoke last night in a dark and dreamy deep
From my head to my feet, my body had gone stone cold There were worms crawling all around me
Fingers scratching at an earth black and six foot low And alone in the blackness of my grave
Alone I'd been left to die
Then I heard voices calling all around me
The earth rose above me, my eyes filled with sky
We are alive
And though our bodies lie alone here in the dark
Our souls and spirits rise
To carry the fire and light the spark
To fight shoulder to shoulder and heart to heart
To stand shoulder to shoulder and heart to heart
We are alive 
(bruce springsteen - We Are Alive)

sabato 17 marzo 2012

Bruce Springsteen

Da Elvis a Obama la storia siamo noi

Bruce Springsteen al Festival di Austin durante la sua conferenza

Musica e America nella lezione
di Bruce Springsteen
al  South by Southwest di Austin

BRUCE SPRINGSTEEN
Nel 1964, quando ho preso in mano la chitarra, non c’erano tutti questi gruppi e tutti questi chitarristi. Non c’era molta musica da suonare: quando ho preso in mano la chitarra c’erano solo dieci anni di musica rock da cui attingere. Pensate, è come se tutta la musica pop fosse solo quella prodotta dal 2002 a oggi. È incredibile e affascinante vedere che cosa è successo alla musica che ho amato per tutta la vita. È diventata un nuovo linguaggio, una forza culturale, un movimento sociale, anzi, un insieme di nuovi linguaggi, forze culturali, movimenti sociali che hanno ispirato e vivificato la seconda metà del XX secolo. Chi mai avrebbe immaginato che gli Stati Uniti avrebbero avuto un Presidente che suonava il sax, uno che cantava canzoni soul? Allora, un musicista rock trentenne era impensabile, oggi dal palco guardo negli occhi gente che appartiene a tre generazioni diverse.

Il commento più profetico che ho sentito sulla musica rock negli ultimi 25 anni l’ha fatto Lester Bangs, quando è morto Elvis Presley. Era il ’77 e lui scrisse: Elvis è l’ultimo artista sul quale saremo tutti d’accordo, d’ora in poi ognuno di noi avrà eroi diversi, non ci sarà più una musica che ci unirà. E l’articolo si concludeva così: oggi non dovete dire addio a Elvis, ma a voi stessi, a noi.

Ora che hanno digitalizzato la mia musica, l’hanno messa in una nuvola di uno e di zero, oggi che ho in tasca tutti i dischi che ho comprato da quando avevo 13 anni, vorrei parlare di ciò che è immutabile, e cioè del nucleo centrale della creatività, della forza della scrittura e dell’immaginazione. Oggi parlerò di come ho messo insieme ciò che ho fatto e siccome quest’anno Woody Guthrie avrebbe compiuto 100 anni, vorrei mettere in relazione la mia formazione musicale e la sua musica.

In principio, c’è sempre un modello. Il mio risale al 1956: Elvis in tv. Quella sera capii che anche un uomo bianco poteva fare magie, che potevi sfuggire all’educazione e al contesto sociale che ti opprimevano e perfino migliorare il tuo aspetto grazie al potere dell’immaginazione. Potevi creare un’identità che trasformava, te e gli altri. Elvis era il primo uomo del XX secolo, il precursore della rivoluzione sessuale, della lotta per i diritti civili, e infatti veniva da Memphis come Martin Luther King. Creò arte marginale che conquistò subito il centro della scena. Elvis e la televisione ci dettero accesso a un linguaggio del tutto nuovo, una nuova forma di comunicazione e un nuovo modo di vivere, di guardare il mondo, di pensare il sesso, la razza, l’identità, la vita. Quando Elvis è finito in tv, lo si è ascoltato e visto, non è stato possibile rimettere il Genio dentro la bottiglia.

Ma anche prima che ci fosse Elvis, il mio mondo era stato messo sottosopra dalla radiolina che stava in cima al frigorifero. Tra le 8 e le 8,30, ogni mattina, il suono della musica pop arrivava nelle mie giovani e impressionabili orecchie mentre facevo colazione. Il doowop, la musica più sensuale che sia mai stata prodotta, il suono del sesso e delle calze di seta. Poi il pop, Roy Orbison, il maestro dell’apocalisse romantica che godeva nel girare il coltello nella piaga della tua insicurezza adolescenziale. E Phil Spector, da cui imparai il potere del suono. E i Beatles, dei silenti dell’Olimpo che in fondo assomigliavano ai tuoi compagni di scuola. E gli Animals, brutti, sporchi e cattivi, da cui ho imparato tutto.

E poi Dylan. Il posto in cui vivevo mi sembrava irreale, da ragazzo. Negli Anni Sessanta tutto era falso, sbagliato ma non c’era la lingua per dirlo, non c’erano le parole. Fino a quando è arrivato Bob, che ci ha dato le parole e le canzoni. E la prima cosa che ci ha chiesto è stata: «Come ci si sente a essere così soli?». Ed era così, eravamo soli, nessuno capiva che il mondo stava cambiando. Ma lui sì, e ci parlava direttamente, come fossimo degli adulti. Bob è il padre della mia patria musicale, ora e per sempre.

Quando avevo all’incirca trent’anni, cercavo disperatamente di crescere, di trasformare la forma che mi aveva tanto appassionato in qualcosa di adulto. Ascoltavo moltissima musica country, che però aveva in sé un fatalismo tossico. Non c’era mai politica, in quella musica. Troppi sensi di colpa, era come la domenica dopo un sabato sera in cui hai esagerato nel far festa. Il country era come me, provinciale: non sono mai stato un tipo giusto, ero un hippy per caso, non un bohémien, mi sentivo un tipo qualunque con un talento leggermente al di sopra della media che però mi costava molto lavoro, molta fatica. Mi mancava qualcosa. Così, lessi la biografia di Woody Guthrie, e mi si aprì un mondo di possibilità, come già era accaduto a Dylan quando l’incontrò. I giorni di Woody erano i nostri, ma lui guardava oltre l’orizzonte. Il fatalismo era temperato da un pratico idealismo. La sua voce divenne per me importantissima. Anche se non smisi di amare Elvis, la semplicità del pop degli Anni Sessanta, il rumore delle chitarre elettriche e pure - devo ammettere - il lusso e l’agio di essere una star.

Tutto acquistò un senso quattro anni fa, quando mi trovai in una strana situazione. Mi trovavo a Washington. Al mio fianco c’era Pete Seeger, 90 anni. Faceva freddo, ma lui era come al solito in camicia. È l’erede vero di Woody Guthrie, in tutto. Davanti a noi c’erano migliaia di persone, dietro di noi il Lincoln Memorial, vicino a noi un presidente appena eletto. Stavamo per cantare «This Land is Your Land», la canzone più nota e bella di Woody Guthrie, e Pete mi ha detto, sotto voce: «La dobbiamo cantare tutta, dall’inizio alla fine, senza saltare un solo verso». E così abbiamo fatto. Quel giorno, Pete, io e generazioni di americani abbiamo capito che ci sono cose che vengono da fuori e entrano dentro di noi, diventano parte del cuore pulsante della nazione. Quel giorno, tutti gli americani, bianchi e neri, di ogni fede, furono uniti per un breve momento dalla poesia di Woody Guthrie. Forse Lester Bangs non aveva del tutto ragione, c’è ancora un nomeche unisce tutti e oggi siamo qui a celebrare un senso di libertà che è l’eredità più bella di Woody Guthrie. Giovani musicisti, coltivate la contraddizione che è in voi: se non vi renderà pazzi, vi farà più forti. Rimanete duri, affamati e vivi. E ricordatevi che è solo rock and roll.
(A cura di Piero Negri)
LaStampa.it