ANCHE L'OVVIO E' IN BILICO (CARLOS)
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venerdì 5 settembre 2014

Poesia e dintorni



Tra Favola e realta’


Principi, Principesse, Re e Regine hanno accompagnato
e meravigliato la nostra prima infanzia,
a tal punto da credere che anche noi, in eta’ adulta,
 avremmo potuto vivere e godere della fantastiche avventure
 che imparammo a memoria.
Da grandi poi ci siamo resi conto che
 tutto quell’incanto e’ stato eroso dalla realta’,
 i castelli hanno lasciato lo spazio alle case, fabbriche, capannoni e officine, spegnendo in noi quell’idea che le meraviglie potessero esistere.
 La vita crea, ricrea, rigenera e ribalta ogni credenza razionale
indicandoci che il fantastico e’ la porta che anticipa quella della realta’.
Succede cosi’ che il Principe di via Timavo, sempre fedele al suo regno,
 decide, per allontanare la noia e la solitudine,
 di sfondare quella finestra che divide i mondi,
 quello reale e quello fantastico.
Tende la mano ed il braccio verso l’ignoto, lo sconosciuto,
 nella speranza che il suo cuor possa giovar di tal gesto.
Dopo anni d’attesa fra tentennamenti, indecisioni, alcune delusioni e qualche aspettativa rubata dal vento,
il suo braccio, come la lenza del pescatore,
 comincia a tendersi tanto da sorprenderlo e risvegliarlo dal torpore cui era ormai abituato da anni.
Una fanciulla cadde ignara in quella beata trappola e comincia cosi’ una sorta di duello dove i protagonisti vogliono,
 tra sospetti e timori, rimanere nel proprio mondo.
Ma quando un Principe decide,
 la sorte e la strada si delineano perfettamente,
la donna viene coinvolta e trascinata a legarsi ,col nobil metallo, al dito del suo nuovo promesso.
La destinata diverra’ la principessa di quel regno,
 beneficiera’ dell’incanto che sognava da fanciulla,
 cadra’ lievemente nei libri che sua madre le leggeva con tanta passione,
  a voce bassa per non spegnere quella luce che illumina le fiabe piu’ belle.
Tra favola e realta’ si sta’ per compiere l’inatteso evento,
 sul quale nessuno nel regno avrebbe scommesso un sol fiorino.
Favola e realta’ hanno bisogno l’uno dell’altra,
 come il Principe desidera la sua sposa,
 noi delle nostre donne, delle nostre amicizie che,
 ogni tanto, la tempesta spazza via per poi ricondurci attorno a quel vecchio tronco,
 le cui radici non si estirperanno mai piu’.
Fantastico o reale, incredibile o vero, lasciamo che inizi la festa con i suoi protagonisti, le figure le controfigure, le comparse e tutti i sudditi.
Timavo e’ la via ma soprattutto la parola,
 che cosi’ facilmente possiamo decifrare,
tradurre e ricondurla al lieto fine
 perche’ vivere in armonia prevede quella fatal magia.
   Ma dopo un po’finira anche la festa,
 invitati nei loro abiti migliori  saluteranno con baci al cielo i novelli,
ma tutto quel che basta, senza sussurrare quella parolina,
tutto quel che c’e’, probabilmente per sempre, resta.

Dedicate to Silvia and Rino

Sara,Elisa,Teresa,Dario……e c.b

domenica 29 dicembre 2013

Poesia e dintorni

Accordo di Natale


Polpastrelli incerti cercano l'accordo
mentre pollice e indice strangolano il plettro,
il polso inizia la rotazione innescando la pennata in giu'
l'erta e' meno dura se si suona a vuoto,
se sali di pennata devi cambiare rapporto,
una mano lava l'altra, destra e sinistra all'unisono.
Che ritmo cerchi fratello?
che ritmo conosci a questa ora della notte?
Non conosco la musica baby, non capisco le frequenze
cerco il motivo che mi spinge a farlo
cerco anni futuri di cui fidarmi.
Dal pelo bianco non si capisce l'eta'
la neve non e' vecchia ma fresca
scende, s'addormenta si scioglie
poi tornera' nuovamente a rimboccare la terra.
La neve sorprende i romantici
indossa il mantello agli abeti
che guardando all'insu'
si dimenticano del freddo ai piedi.
I tuoi occhi battono pennate su' e giu'
sempre piu' piano fino a chiudersi,
solo l'ultimo leggero tremore di palpebre
avvisa che la giovinezza ha gia' obliterato il biglietto.
Da bambino non vedi l'ora che
arrivi il giorno del tuo compleanno
da adulto non vedi l'ora che passi,
non ho mai visto babbo natale con cappelli e barba nera
come non ho mai visto un merlo che , invecchiato, sia diventato bianco.
La mano sinistra si smarrisce
la destra, impietosita, l'aspetta
e manda fuori giri il ritmo.
Pennata su', pennata giu'
Natale su', Natale giu',
pennata giu', pennata a vuoto
Natale giu', Natale a vuoto
vuoto giu', vuoto su'
vuoto Natale, vuoto il Natale.
Accordo di Natale
non m'accorgo del Natale,
luci e ombre di Natale
se vedi il babbo non vale,
chi vince chi perde,
chi scende chi sale,
regalo di Natale, regalo il mio Natale.

c.b.

martedì 17 settembre 2013

Poesia e dintorni

Non so' se.....


Non so' se avro' ancora la forza
di azionare lo start, di premere invio,
di restare senza fiato sul filo che punta al dirupo
devo progettare qualcosa per cambiare le cose.

Non so' se avro' la pazienza d'aspettare che il vento
mi renda la chioma portatisi via qualche lustro fa,
non so' se aspettero' la mia vita
che fa' fatica a tenere il minimo,
tentare di riavviarla o arrestarne il sistema definitivamente.

Non so' se bastera' il profumo delle tavole di ciliegio appena tagliate
a garantirmi una buona riserva d'ossigeno,
non so' se ogni giorno potro' aspettare il buio
che nasconda la mia faccia stanca di solitudini masticate a vuoto.

I figli alzano il tiro del loro livello culturale
non so' se riusciro' a stargli in scia,
portare nella testa tutte quelle parole sfiorate in passato
il tempo m'intima di accostare alla prima fermata.

Non so' se la prossima vendemmia riportera' un po' d'allegria
oppure gli svarioni classici di chi non regge nemmeno l'odore di bacco,
fatica e' la parola che accompagna i miei movimenti sempre piu' incerti
non basta l'impegno per non perdere l'ultimo tram del giorno.

Alcuni giorni sono vuoti, altri esenti da emozioni
e' difficile vincere il coraggio sfidandolo a nascondino,
vorrei provare a parlare un'altra lingua
evitando quelle parole che mi riportino nei gironi infernali.

Vorrei almeno muovere quelle sei corde
e metterle d'accordo su accordi possibili per dita neofite,
non so' se bastera' quel intro di piano
a riportarmi un po' di quiete allo stomaco.

Ne tempo ne spazio ne velocita'
i vettori remano contro ogni buona sorte,
mentre il mondo mi guarda dall'alto verso il basso
capisco che anche oggi la partita si gioca fuori casa.


Non so' se bastera' farsi un bagno
per farmi cambiare la pelle,
i lunghi silenzi dei Western di Leone
faranno da ammortizzatori tra me e la vita?
la questione non si limita alla sconfitta
o come saperla metabolizzare,
certe notti se sei sveglio
le paure non bussano nemmeno alla porta,
si siedono a tavola e non se ne vanno prima d'averti succhiato il sangue.

Non so' se bastera' aspettare Babbo Natale
essere in qualche modo credente,
ti fai un regalo e paghi la fattura
per evitare che il mondo ti apra un reclamo,
non so' se basteranno i libri
che ho letto per proteggermi dall'invecchiamento precoce,
non so' se bastera' augurarsi buona notte
farmi rimboccare le coperte ed esser certo di trovare
le pantofole ai piedi del letto, il giorno dopo.

Non so se servira' stare attenti alle zanzare
che prima ti leccano l'Autan e poi ti spolpano tutte le piastrine di cui disponi,
ti segnano il corpo per preparati alla croce
fastidio vecchio come il nuovo mondo.

Non so' se riusciro' a rimanere compresso tra queste parentesi
apici, virgolette e punti esclamativi,
la vita raramente ti stacca la cedola
questa vita che mi e' cosi' poco empatica.

Non so' se riusciro' piu' ad ardere di passione
quel falo' che per tanto tempo a sfidato le arroganze del vento,
bruciare sempre meno fino a far saltare il salvavita
raccogliere poi le brace per, al massimo, concimare la maneggia.

Non so' se trovero'.....
non so' se provero' ancora......
non so' se ti cerchero' ancora.......
non so' se chiederti.......
non so' se parlarti di me.......
non so' se.....
non so' se......
proprio non lo so'.

c.b.

sabato 18 maggio 2013

Poesia e dintorni

Ne' anima ne' cuore


Sul greto del fiume le pietre non rotolano
le tribu' anglosassoni le definiscono rock,
piegato su me stesso, con il petto che sfiora il ginocchio sinistro
le osservo stanche,spente, quasi sonnolente.

Non si spaventano della mia presenza
restano a terra strette tra le loro simili,
con la pioggia e con il calore
Ne' anima ne' cuore.

Hanno l'odore del fiume
quando questo le ricopre del palmo d'una mano,
con l'umido o la siccita' non fanno rumore
Ne' anima ne' cuore.

Si lasciano scivolar via le stagioni
che le addolcisce e ne lima le durezze,
come le auto d'oggi stondate e di gran motore
Ne' anima ne' cuore.

Eppure nella frazione d'un secolo
lievemente si spostano d'un niente,
senza destar sospetto o clamore
Ne' anima ne' cuore.

Con le dita seguo il loro profilo
lisce come le guance dei bambini,
calde e fresche come la primavera che cambia umore
Ne' anima ne' cuore.

Le piu' forti e sfortunate sopportano il mio peso
alcune lasceranno il fiume ad altre generazioni,
le pietre non ridono, non piangono ma portano grigiore
Ne' anima ne' cuore.

Il fiume tiene in vita le pietre
le protegge e difende dalla tempesta,
il fiume ha la responsabilita' del fratello maggiore
Ne' anima ne' cuore.

Le pietre non posseggono che solitudine
mangiano e bevono acqua dolce stantia o corrente,
d'inverno sono piu' pallide del loro tremore
Ne' anima ne' cuore.

Sono cosi' rassegnate al loro destino
da lasciarsi prendere, tirare o mollare,
non oppongono resistenza, non si difendono
con il sole a picco mi restituiscono al massimo un bagliore
Ne' anima ne' cuore.

Ne' anima ne' cuore
se madre natura non le badera' saranno destinate all'eternita',
qualcuno ha concesso loro l'immortalita'
ma non l'emozione o crampi di cuore
Ne' anima ne' cuore.

Le pietre non rotolano, non sfondano
non vincono mai, proprio come me,
avvolte dalla pigrizia si lasciano prendere dal domani
si lasciano perdere senza armi e onore
Ne' qui' ne' altrove
Ne' anima ne' cuore
sudore, calore e torpore
Ne' anima ne' cuore
Ne' anima ne' cuore.

c.b.

giovedì 7 marzo 2013

Poesia e dintorni

C'e' sempre qualcuno


C'e' sempre qualcuno che t'alza la polvere in faccia
per farti sparire dentro la coltre nuvolosa,
e fuggire velocemente lontano
prima che il nuvolone si risieda a terra.
C'e' sempre qualcuno che cammina dall'altra parte della strada
e non ha l'aria d'invitarti a bere una birra,
per quanto i tuoi passi cerchino marciapiede
lo sconosciuto si e' defilato tra la folla rumorosa.
C'e' sempre qualcuno che ti toglie la parola
ti sospende il respiro ad un filo invisibile,
tiene in ostaggio la tua paura
ma stai tranquillo che vuole solo restituirtela.
C'e' sempre qualcuno che ti osserva senza guardarti
ogni minuscolo movimento e' un indizio,
sospetti che non ci sia una direzione
la strada a volte non ti riporta a casa.
C'e' sempre qualcuno pronto a bloccarti
mani da gentiluomini ce ne sono sempre meno,
puoi chiudere gli occhi per evitare il pericolo
ma la violenza dimora in ogni chiusino.
C'e' sempre qualcuno che cammina a testa bassa
con le mani che si fanno coraggio dietro alla schiena,
non basta un cappotto al ginocchio
per evitare il freddo che, dispettosamente, ti ha preso di mira.
C'e' sempre qualcuno che finge un sorriso sorpreso
mentre il suo coltello in tasca e' caldo abbastanza,
in mezzo agli innocenti che inseguono flebo di vita,
il tiranno fa' la conta delle teste pendenti.
C'e' sempre qualcuno che osa piu' del dovuto
il divieto e' solo un cartello da spostare,
la regola non e' materia d'esame
mani sporche ungono e feriscono ovunque.
C'e' sempre qualcuno che punta una donna
a casa insegnavano che non era grave,
a scuola l'educazione chiudeva la pagella
la religione cattolica era fortemente consigliata.
Ce' sempre qualcuno che tiene acceso il sospetto
la fiamma si piega ma ritorna normale quando il vento torna a dormire,
esci poco di casa perche' la salute e' ancora in agenda
il buio vuole allearsi solo con anime deliranti.
Mentre ti cerco in mezzo a tutto questo
guardo quell'uomo dagli occhi apparentemente sinceri,
nasconde in parte il nostro tricolore
potrei fidarmi ma e' solo campagna elettorale.
La sfida e' agli sgoccioli
il buio ha deciso per le larghe intese,
per qualche ora il mondo sospendera' ogni affare
per un po' solo i pensieri saranno in libera uscita.


Coperton B.

lunedì 31 dicembre 2012

Poesia e dintorni

Vivere


Vivere in mezzo al profumo dei mandaranci
le cui bucce, ai piedi della legna ardente,
bruciano nel camino,
la memoria olfattiva mi riporta all'infanzia
dove realta' e fantasia si contendevano il primato.
Vivere nel cuore dell'adolescenza
con calzini bucati da corse a perdifiato,
calzoncini larghi che ballano attorno alla vita
la frangia stampata sulla fronte dal calore estivo.
Vivere nella natura
camminare tra le foglie umide del bosco,
che s'appiccicano alle suole perche vogliono farsi trasportare altrove,
rami protesi al cielo cercano l'aria frizzante
investiti dal sole che li penetra sino alle radici.
Vivere sulla strada che separa la foresta
percorrerla fino al mare che precede l'orizzonte,
respirare l'aria del bosco per poi soffiarla nella salsedine
ripetersi fino a stancare il diaframma.
Vivere spostandosi ai margini
cogliere il senso della redenzione,
pregare se e' una cosa che riusciamo a fare
o lavarsi l'anima con il bicarbonato.
Vivere passando la mano su legno di ciliegio
con il palmo sensibile ai cerchi della vita,
fino poi a impattare una scheggia
che riporta il romanzo alla durezza del nostro tempo.
Vivere in mezzo a questo disastro
che non ha un' interruttore per poterlo spegnere,
incerti come i bambini che attraversano la strada
come se dall'altra parte la vita si presentasse in Smoking.
Vivere tra i campanelli di Natale
su carrozze volanti dorate come chiari di luna,
stelle che filano il babbo brizzolato del momento
amor platonico d'una notte d'inizio inverno.


Coperton B.

mercoledì 5 dicembre 2012

Poesia e dintorni

Provare


Provare a rigar dritto
guardare avanti e mai indietro,
non farsi staccare
e seguire la strada tracciata altrui.
Provare ad ammorbidirsi
ascoltare senza replicare,
tirare fuori le mani di tasca
per farsi aiutare.
Cercare un modo di stare al mondo
pensare di non esser l’unico sul pianeta,
provare a remare nella direzione
contraria alla propria testa.
Provare a non farsi compatire
e farsi regalar buoni consigli,
comprare una nuova camicia
da intonare ad una vecchia giacca.
Provare piu' volte
a ribaltarsi l'anima,
anche se non c'e' niente da fare
non ci sono scialuppe per naufraghi.
Nessuno devia il verso del vento
sperare che la violenza impatti altrove,
non vi e' sguardo o ordine
che apra una porta nel retro.
Non ci sono uomini o donne
che estirpino il dolore,
nessun modo o indicazione
rimane solo quello che sei.
Se qualcuno di notte
ti ruba qualcosa,
ci sara' quella parte che nessuno
si portera' via,
quel maledetto stare al di fuori
che gira continuamente
intorno e dentro la propria testa.

Coperton B.

domenica 30 settembre 2012

Poesia e dintorni

Guidar tutta la notte


Non cala nemmeno quando inizia il nuovo giorno
questa afa che spezza il fiato,
lascio il gomito sopravvivere fuori dal finestrino
mentre decine di farfalle notturne,
attratte o abbagliate dai fari,
decidono la loro fine schiantandosi contro il vetro.
Corro nella direzione dove il buio non lascia scampo
per il mio film su sfondo nero,
per la prima volta mi concentro sul diaframma
chissa' che m'aiuti ad ossigenarmi meglio.
Lentamente lungo la prima corsia
i miei occhi cercano un punto d'incontro,
nell'apparente calma le mani si sollevano dal volante
per risalire in contromano sul viso,
partendo dal ruvido della barba.
Non vedo piu' come un tempo
le luci nell'oscurita' diventano un unico fascio,
solo la luna piena in questa notte in cui ha abbondato di dolci
da lassu' si distingue fra gli astri.
Altri fari incontrano il mio sguardo infastidito dal bagliore
che interrompe una soave monotonia,
gente che rientra mestamente verso casa
o fugge dentro il buio per raccontargli amori immaginari.
Le gomme mangiano la linea bianca
per risputarle da dietro attraverso lo specchietto retrovisore,
cartelli stradali che indicano ogni direzione
per non darti nessuna dritta sull'uscita vincente.
Giro tra le dita una moneta da 50 cents
ogni rotazione produce un effetto diverso,
ogni giro di testa o croce
tiene in sospeso il proprio destino.
Penso in quale punto dell'infanzia
sia arrivato l'adulto che guida l'auto stanotte,
con quale scusa abbia rapito l'ingenuita'
con quale inganno abbia accelerato il corso naturale della vita.
La luna piena emana una luce cosi' intensa
da creare cerchi attorno ad essa,
come per proteggerla dalle contaminazioni notturne.
La notte quando c'e' e' ovunque
presente e assoluta protagonista,
non esiste fenomeno naturale che la rimpiazzi
salvo congegni artificiali che ne chiariscono il colore.
Non so proprio dove andare
e non vale solo per stanotte,
smarrito nella solitudine dell'abitacolo
perdo il contatto con tutto il resto.
Poi arrivera' l'alba a rimettere tutto a posto
ognuno nel solito angolo sbagliato,
ognuno con lo stomaco rovesciato
ad attendere la prossima notte.

Coperton B.

venerdì 31 agosto 2012

Poesia e dintorni

Qualcosa

                                                             (Dialect version)

Un franco par andar
do par restar,
do franchi par parlar
tre par taser.
Un biglietto de sola andata
par na piccola speransa,
con quel de ritorno
par perder n'altro giorno.
Un baso par na promessa
do par accontentarse,
na man sulla spalla
par rigar dritti come sempre.
Una stretta de man
par far finta de nient,
un sguardo de travers
che no cambia nient lo stess.
Na volta vien testa
e forse no basta,
quando vien crose
no le un bon segno.
Na finestra verta
par ciapar aria dal mondo,
n'altra serada
par sconder tutta l'amaressa.
Na lettera lassada sotto la porta
na not de Domenega,
do telefonae sensa risposta
par dirse qualcosa che vemo
ancora da pensar.

Coperton B.

domenica 22 luglio 2012

Poesia e dintorni


Romeo e Giulietta


Romeo lavorava alla Gretag S.Marco a Fiume
ora ha firmato il licenziamento e richiesto la mobilita',
iniziera' a bussare molte e troppe porte
senza speranza di scatto alla risposta.
Giulietta, contrariamente alle favole, non aspetta un figlio
attende di risalire la graduatoria per insegnare,
vive da precaria nell'augurio di trasmettere ad altri
quello che la scuola ha dato a lei.
Romeo e Giulietta rubano baci alla miseria
vivono nel timore che il mondo strappi il cuore d'entrambi,
pensano comunque che la partita non sia ancora persa
anche se l'avversario gioca sporco e d'azzardo.
Romeo ha una vecchia Ducati che coccola come una figlia
la tiene sempre in garage perche' la benzina costa troppo,
allora la cavalca sempre a motore spento
emula le mosse dei campioni e s'aggiusta il ciuffo
quando il vento glielo scombina.
Giulietta non ha abbastanza mani per sorreggere
tutti i libri che vuole leggere,
spesso li narra ad alta voce a Romeo
che si dondola sull'amaca,
fino a perdere il filo dei suoi sogni.
Non perdono un tramonto
perche' quello e' di tutti vincitori e vinti,
e anche se il loro romanticismo
e' freddo quanto la bolletta del gas,
riescono a trasformare ogni lacrima in emozione
ogni dubbioso silenzio in dolci carezze.
Romeo ha un gran cuore
che non serve solo per amare Giulietta,
quel muscolo serve per lavorare
per resistere ai soprusi di chi ti vorrebbe fuori dalla fabbrica
resistere a chi non riesce a gestire la questione sociale.
Un cuore per quanto forte non puo' battere
fino ad andare fuori giri,
ha bisogno d'equilibrio e certezze
l'amore lo gonfia e lo sgonfia
il resto lo urta e lo spacca.
Romeo e Giulietta pensano che le cose
possano ancora cambiare,
non importa se non ci saranno fiori
abiti da sposa e cerimonie
pazienza se gli anelli nuziali dovranno fare ancor bel sfoggio
giu' alla gioielleria in citta'.
Sperano che il vento, pian piano, faccia il loro giro
li raccolga e protegga dalla tempesta odierna,
per parcheggiarli in un posto sicuro
in attesa che onore, dignita' ed etica possano rientrare,
dalla porta principale,
in questo mondo.

Coperton B.

domenica 3 giugno 2012

Poesia e dintorni


Pensavamo di volare

Pensavamo di poter volare
dalla cima piu' alta della montagna
per puntare dritti verso il mare,
pensavamo d'aggirare la sorte
e dribblare sua madre che e' la morte.
Pensavamo di guardare tutti dall'alto
e dimenticarci l'odore della strada,
ma l'aria in quota e' talvolta pesante
da farci dubitare per qualche istante.
Pensavamo di decollare senza ali
con il solo battito d'un cuore ansioso,
vincere quel pezzo di cielo
per godersi notti differenti.
Pensavamo fosse il momento giusto di partire
di riprenderci le cose che avevamo scritto,
leggere ad alta voce la sentenza
che ci assolvesse in via definitiva.
Credevamo d'esser piu' forti
dell'arroganza delle nuvole,
che sono state appese come palle di natale
per farti dimenticare il proprio coraggio.
Pensavamo di zittire tutti con uno sguardo
o di proferir parole da lasciar tutti a bocca aperta,
credevamo di poter contare sul talento
su ogni pulsazione per una manciata di vita giusta.
Pensavamo bastasse un violino
una nube tossica di note,
e quella vita meravigliosa
che da sempre volevamo metterci in nota.
Credevamo d'esser cosi' leggeri
da riuscire veramente a volare,
ma le anime umane portano un peso
che le ancorano su questa sporca terra.

Coperton B.

giovedì 8 marzo 2012

Poesia e dintorni


Cosa se pol far


Co sta' macchina sempre in riserva
che strappa ogni volta che schisso el pedal destro,
saria ora de cambiarla o de sistemarla
sta carcassa che someia alla me vita.
Co sto' pan cusi' duro che'l no fa' nianca fregole
a moio nella minestra fa' paston par tirar su' muri,
le braghe che casca insieme alle bale
me voria spago da valisa par strinser la cinta.
Cosa se pol far sentai sotto el pergol
pensando ai cassi propri chi te gira sempre intorno,
co la pansa fora a far rider i viandanti
chi ga' manco spirito de un volantin pubblicitario talla cassetta delle lettere.
L'erba d'inverno tase spettando la primavera
par alsar un fia' la cresta,
la not fredda e la brina la mattina
noi te mette nelle condision de emosionarte.
Cosa se pol far se le scarpe come el temp strinse
no lassa ne respiro ne speransa,
come se pol metter a dormir i nervi
chi tira come un mus incattivio dalle frustae.
El can me segue con sospetto
se almanco parlasse el podaria confortarme,
anca lu' pero' ga' qualcosa che ghe gira par la testa
ma che vien pi natural menar la coda.
Cosa se pol far co sto' bocal de birra
co sta camisa che no tien la piega,
la messa finisse andando in pase
me tiro su' el bavero che go freddo alla codopa.
Cosa se pol far co sto' cussin che no sta fermo
se move insieme ai sogni che me faso addoss,
doman podro' anca star meio de oggi
do man le pol anca scaldar un cuor malanda'.

Coperton B.