ANCHE L'OVVIO E' IN BILICO (CARLOS)

venerdì 5 giugno 2009

IL DISCORSO DEL PRESIDENTE OBAMA AL CAIRO

«È il momento di un nuovo inizio
Come dice il Corano, Dio ci guarda»

«Il "sogno americano" è vivo anche per i sette milioni
di musulmani che vivono nel nostro Paese»

Sono onorato di trovarmi nell’antichis­sima città del Cairo, ospite di due illu­stri istituzioni. Da un millennio Al-Azhar rappresenta un faro di cultu­ra islamica e da oltre un secolo l’uni­versità del Cairo è fonte e stimolo di progresso per l’intero Egitto. Insieme, queste due istitu­zioni incarnano un sodalizio tra sviluppo e tra­dizione. Vi ringrazio della vostra ospitalità, e dell’accoglienza del popolo egiziano. Sono inoltre fiero di portare con me la buona volon­tà del popolo americano e un saluto di pace da parte delle comunità musulmane del mio pae­se: Assalaamu alaykum! («Che la pace sia con voi», ndr).
Il nostro incontro avviene in un periodo di tensione tra gli Stati Uniti e i musulmani del mondo intero, una tensione generata da forze storiche che travalicano l’attuale dibattito poli­tico. Le relazioni tra Islam e Occidente si basa­no su secoli di coesistenza e cooperazione, ma anche su conflitti e guerre di religione. In tem­pi recenti, le tensioni sono state attizzate dal colonialismo, che negava diritti legittimi e op­portunità a molti musulmani, e dalla Guerra fredda, nel corso della quale i Paesi a maggio­ranza musulmana troppo spesso sono stati trattati come semplici pedine, senza tener con­to delle loro aspirazioni. Inoltre, i cambiamen­ti profondi avviati dalla modernizzazione e dal­la globalizzazione hanno spinto non pochi mu­sulmani a vedere nell’Occidente un nemico delle tradizioni dell’Islam. La violenza estremista ha sfruttato queste tensioni all’interno di piccole ma potenti mi­noranze musulmane. Gli attacchi dell’11 set­tembre del 2001, e le ripetute azioni sanguino­se di questi estremisti contro la popolazione civile, hanno spinto una parte del mio paese a considerare l’Islam come inesorabilmente osti­le non solo all’America e ai paesi occidentali, ma anche ai diritti umani. Di qui sono scaturi­te nuove paure e diffidenze.
Fintanto che i nostri rapporti saranno fonda­ti su divergenze, daremo mano libera a coloro che vogliono seminare odio, anziché pace. (...) Sono venuto qui da voi per gettare le basi di un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulma­ni di tutto il mondo; un nuovo rapporto fonda­to sul reciproco rispetto e su interessi comuni; e basato su questa verità, che l’America e l’Islam non si escludono a vicenda e non sono in competizione. Anzi, i nostri paesi hanno in comune molti principi, i principi della giusti­zia e del progresso, della tolleranza e della di­gnità di tutti gli esseri umani. Voglio afferma­re questa verità, pur sapendo che i cambia­menti non avvengono dall’oggi al domani(...) Occorre fare uno sforzo sostenuto per ascol­tarci a vicenda; per imparare gli uni dagli altri; per rispettarci e cercare un terreno d’intesa. Come dice il Corano «Dio ti guarda, di’ sempre la verità». Sono cristiano, ma mio padre veni­va da una famiglia kenyota che vanta genera­zioni di musulmani. Da bambino, negli anni passati in Indonesia, ascoltavo l’invocazione dell’azaan all’alba e al tramonto. Da giovane, ho lavorato nelle comunità di Chicago dove molti avevano trovato pace e dignità nella fede islamica. Lo studio della storia mi ha insegna­to quanto è grande il debito della nostra civiltà verso l’Islam (...)
Ho conosciuto l’Islam in tre continenti pri­ma di metter piede nella regione che ne è stata la culla. E l’esperienza mi dice che la collabora­zione tra l’America e l’Islam dovrà essere impo­stata su quello che l'Islam è, non su quello che non è. Sarà mia responsabilità, quale presiden­te degli Stati Uniti, combattere gli stereotipi negativi dell’Islam dovunque essi si manifesti­no. Lo stesso principio, tuttavia, dovrà ispirare la percezione dell'America tra i musulmani. Proprio come i musulmani mal si attagliano a un vile stereotipo, l’America non incarna il vile stereotipo di un impero egoista (...) Ha fatto molto discutere il fatto che un afro-americano, di nome Barack Hussein Oba­ma, sia stato eletto presidente. Ma la mia sto­ria personale non è poi così eccezionale. Se il sogno americano non si è avverato per tutti in America, quella promessa esiste sempre per coloro che approdano ai nostri lidi, compresi i quasi sette milioni di musulmani americani che oggi vivono nel nostro Paese e possono vantare un reddito e un’istruzione superiori al­la media. Inoltre, la libertà in America è inscin­dibile dalla libertà di praticare la propria fede religiosa.
Per questo motivo c’è una moschea in ogni stato della nostra Unione, per un totale di oltre 1.200 luoghi di culto musulmani. E il governo americano è arrivato fino alla Corte Suprema per proteggere i diritti di donne e ra­gazze che vogliono portare l’hijab, condannan­do coloro che vorrebbero negarlo. Infine, è ve­nuto il momento di spazzar via ogni dubbio: l’Islam fa parte dell’America. Animato da que­sto spirito, desidero perciò esprimermi con semplicità e chiarezza su specifiche questioni che dovremo finalmente affrontare insieme. Il primo argomento è la violenza estremista in tutte le sue forme. Ad Ankara ho ribadito che l’America non è — e non sarà mai — in guerra con l’Islam. Siamo pronti tuttavia a combattere senza mezzi termini gli estremisti che mettono a repentaglio la nostra sicurezza. Perché anche noi respingiamo quello che tut­te le religioni respingono: l’uccisione di uomi­ni, donne e bambini innocenti. E il mio primo dovere, come Presidente, è proteggere il popo­lo americano.
La situazione in Afghanistan dimostra quali sono gli obiettivi dell’America e la necessità di lavorare assieme. Più di sette anni fa, gli Stati Uniti sono intervenuti contro Al Qaeda e i Tale­bani con un forte appoggio internazionale. Non siamo andati in Afghanistan per nostra scelta, ma per necessità. So bene che alcuni mettono in dubbio o addirittura giustificano gli eventi dell’11 settembre. Ma lo ripeto con fermezza: quel giorno Al Qaeda ha ucciso qua­si tremilapersone. Nonvoglioesserefrainte­so: non abbiamo alcuna intenzione di mante­nere le nostre truppe in Afghanistan. Non vo­gliamo insediare basi militari. L’America vive nell’angoscia di veder cadere i suoi ragazzi. (...) Saremmo felicissimi di riportare a casa tut­ti i nostri soldati se fossimo certi che in Afgha­nistan e in Pakistan non ci sono più estremisti decisi a sterminare quanti più americani possi­bile. Ma le cose non stanno ancora così. È per questo motivo che siamo affiancati da una coa­lizione di 46 Paesi. E malgrado gli ingenti co­sti, l’impegno americano non verrà meno.
Vorrei toccare anche il tema dell’Iraq. A dif­ferenza dell’Afghanistan, la guerra in Iraq è sta­ta una scelta che ha scatenato fortissime pole­miche nel mio Paese e in tutto il mondo. Seb­bene sia convinto che, tutto sommato, gli ira­cheni non rimpiangono affatto la tirannia di Saddam Hussein, credo tuttavia che gli eventi in Iraq abbiano fatto capire all’America che per risolvere i nostri problemi occorre rivolger­si alla diplomazia e costruire il consenso inter­nazionale laddove possibile (...) Ho esplicita­mente proibito l’uso della tortura negli Stati Uniti e ordinato la chiusura della prigione di Guantánamo nei primi mesi del prossimo an­no. (...) La seconda, importante causa di tensione da discutere è la situazione tra israeliani, palesti­nesi e il mondo arabo. I forti legami che uni­scono l’America e Israele sono ben noti. È un nodo indissolubile, fondato su vincoli storici e culturali e sulla consapevolezza che l’aspirazio­ne a una patria ebraica affonda le radici in eventi tragici e incontestabili. Il popolo ebrai­co è stato perseguitato per secoli in tutto il mondo e in Europa l’antisemitismo è sfociato in un Olocausto senza precedenti.
Sei milioni di ebrei sono stati sterminati, più dell’intera popolazione di Israele ai nostri giorni. Negare questi fatti è un atto di viltà, di ignoranza e di odio. D’altro canto, è innegabile che il popolo palestinese — cristiani e musulma­ni — abbia sofferto a sua volta alla ricerca di una patria. Da più di ses­sant’anni non conosce la tutela di uno Stato. I palestinesi sono sog­getti a umiliazioni quotidiane — grandi e piccole — che derivano dall’occupazione. Lo ribadisco con forza: la situazione del popolo pale­stinese è intollerabile. L’America non volterà le spalle davanti alle le­gittime aspirazioni dei palestinesi di vivere dignitosamente in uno Stato proprio. L’unica soluzione è quella di far convergere le aspira­zioni di entrambi i popoli con la creazione di due Stati, in cui israe­liani e palestinesi vivranno in pace e sicurezza.(...) La terza causa di tensione è il no­stro comune interesse per i diritti e le responsabilità delle nazioni per quel che riguarda gli armamen­ti nucleari, che tante divergenze ha sollevato tra gli Stati Uniti e la Re­pubblica islamica dell’Iran. Tutti i Paesi - anche l’Iran - hanno il dirit­to di accedere all’energia nucleare a scopo pacifico, se accettano le proprie responsabilità sotto il trat­tato di Non proliferazione nucleare.
Il quarto argomento che intendo affrontare riguarda la democrazia. Negli ultimi anni, non poche controversie hanno circondato il concet­to di diffusione della democrazia, specie a pro­posito della guerra in Iraq. In questa sede per­tanto vorrei ribadire che nessuna nazione può permettersi di imporre a un’altra un qualsivo­glia sistema di governo. L’America è pronta ad ascoltare tutte le voci pacifiche e rispettose del­la legalità che vogliono farsi sentire nel mon­do, anche se siamo in disaccordo. E noi acco­gliamo tutti i governi pacifici ed eletti dal po­polo, purché siano rispettosi dei loro cittadini. Il quinto tema da affrontare insieme è la li­berà di religione. La libertà di religione è un concetto fondamentale per garantire la convi­venza pacifica dei popoli e dovremo fare mol­ta attenzione nel tutelarla.
Il sesto argomento riguarda i diritti delle donne. Respingo quanto si sostiene talvolta in Occidente, che la donna che decide di coprirsi il capo si consideri in un certo senso inferiore. Sono fermamente convinto, invece, che nega­re l’istruzione alle donne significa negar loro il diritto all’uguaglianza. Non è una coincidenza che i Paesi dove le donne godono di elevati li­velli di istruzione hanno maggiori possibilità di sviluppo. (..) Questo è il mondo che voglia­mo, ma potremo realizzarlo soltanto con l’im­pegno di tutti. Sta a noi decidere, ma solo se avremo il coraggio di impostare un nuovo ini­zio, tenendo a mente le Scritture. Dice il Corano: «Umanità, ti abbiamo creato maschio e femmina e moltiplicato in nazioni e tribù per farvi conoscere». Dice il Talmud: «La Torah intera ha lo scopo di promuovere la pa­ce ». Dice la Bibbia: «Beati i costruttori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio». I popoli del mondo sanno vivere assieme pacificamen­te. Sappiamo che è questa la volontà di Dio. E questo sarà il nostro compito sulla Terra. Gra­zie, e che la pace del Signore sia con voi.
Barak Obama
(traduzione di Rita Baldassarre)
05 giugno 2009

sb

Salviamoci la pelle

Storie e pensieri del Conte Racelio Fighessa di Milano Marittima


Da bambini spesso giravamo a piedi nudi, un po’ perche’ ci piaceva, e soprattutto perche’ non avevamo scarpe.
Oggi regalano delle scarpine ai neonati ancor prima che camminino, i tempi cambiano senza un senso preciso, ma dettati dalla banale rincorsa al futile per giustificare l’inutile.

Coperton Buick

Ma vattene fuori dai coglioni!!!

Tenetelo e teniamolo sotto una pressione mediatica fortissima. E' l'unico metodo per farlo saltare. Non resiste alla pressione mediatica avversa, sta già scricchiolando non poco. Ricordiamoci bene che se la sinistra purtroppo non ha un leader, il PDL senza lui implode nel giro di una settimana. E soprattutto andiamo tutti a votare, è fondamentale la non astensione, e se poi riusciamo a dare un voto alla democrazia tanto meglio.
----------------------------------
Il numero smisurato di bugie, di menzogne, di falsificazioni che sono state dette per coprire un comportamento non solo fuori dagli schemi della rappresentanza istituzionale ma dal comportamento che ad ogni essere umano è richiesto, sta danneggiando gravemente il nostro paese, la nostra immagine, la nostra economia e la nostra credibilità. Se Milano, a detta del Premier sembra l'Africa - anche se non so a quale africa si riferisca vista la pulizia e il rigore di molte delle città Africane - ponendosi sullo stesso qualunquista modello, Villa Certosa sembra la Thailandia.

Commenti a Repubblica

giovedì 4 giugno 2009

Punto e virgola

di Arduino e Vittorino Marseghelot

A: A Fontanafredda, la campagna elettorale lè na sfida a grigliate.
V: Prima i te fa sercar la carne, dopo le elesion te ciuci i oss.

Coperton Buick

domenica 31 maggio 2009

Punto e virgola

di Arduino e Vittorino Marseghelot

A: Finia la scuola, i nevodi li mandeo ai punti verdi?
V: No, penso chi li mandi ai punti nonni.

Coperton Buick

venerdì 29 maggio 2009

Italia malata

«Non invidio la sorte degli italiani, però è nella volontà degli elettori mantenere questo stato di cose o cambiarlo»
Josè Saramago - Premio Nobel per la Letteratura
Corriere della Sera - 29 maggio 2009

s.b.

Ma vattene fuori dai coglioni

Financial Times: “Berlusconi è il peggior amministratore della storia d’Italia”

Duro affondo dal quotidiano economico verso il primo ministro italiano.

LONDRA - Per il Financial Times Silvio Berlusconi è «il peggior amministratore dell’economia italiana» dalla firma della costituzione repubblicana.

Ma il «vero peccato» del primo ministro non sarebbero tanto i recenti casi Noemi Letizia e Mills, quanto piuttosto la sua cattiva gestione dell’economia: lo scrive oggi il quotidiano economico Financial Times.

Sul caso della paventata liaison con la giovane diciottenne, poche parole: «difficile dire chi dovrebbe essere più triste, se l’ex findanzato di Noemi o l’intero popolo italiano».

Sulle vicende Mills, che hanno avvicinato il premier a episodi di corruzione, invece, il commento è tanto ironico quanto lapidario: «in un qualsiasi altro paese europeo, uno scandalo di queste dimensioni avrebbe fatto crollare il premier in meno tempo di quello necessario per dire “Papi”».

Tuttavia, il fatto più importante per il quotidiano sarebbe un altro: «qualcuno potrebbe considerare sorprendente che Berlusconi non sia mai stato condannato per esser stato il peggior amministratore dell’economia italiana dal 1945», scrive Tony Barber.

«Il suo primo, breve governo nel 1994 non ottenne nulla. La sua permanenza di cinque anni al potere dal 2001 al 2006 è stata notevole soprattutto per aver fallito nell’introduzione di riforme di liberalizzazione di cui l’Italia ha disperato bisogno per essere competitiva nell’eurozona».

«Ora presiede a un declino che il Fondo Monetario Internazionale ritiene possa fare dell’Italia l’unico paese dell’eurozona a sperimentare tre anni consecutivi di recessione, dal 2008 al 2010».

«E cosa peggiore - aggiunge il giornale - il debito pubblico dell’Italia è destinato a raggiungere il 116% del Pil entro il 2010, secondo la Commissione europea. In altre parole: l’Italia sarà dov’era alla fine degli anni ‘90. Noemi o non Noemi, questo è il vero peccato di Berlusconi», conclude il quotidiano.

La durissima critica, quindi, diversamente da quanto accaduto in passato, si rivolge non solo alla gestione politica ma anche e soprattutto a quella amministrativa ed economica, coinvolgendo perciò in prima persona anche quel ministro che in entrambi i governi si è occupato del dicastero dell’economia, ovvero Giulio Tremonti.
(lanotizia.ch)
Segnalato da: Il Principe

Punto e virgola

di Arduino e Vittorino Marseghelot

A: In giro, le pien de semi, sempre de corsa.
V: Tai camp invese, le pien de semi de Colza.

Coperton Buick

giovedì 28 maggio 2009

Barça!!!

"Dedico esta Copa al fútbol italiano y especialmente a Paolo Maldini,
que no se preocupe porque tiene la admiración de toda Europa"
Josep Guardiola
s.b.

mercoledì 27 maggio 2009

Financial Times: Berlusconi è "un pericolo" per l'Italia

ROMA - Berlusconi "non è un fascista", ma rappresenta un "pericolo, in primo luogo per l'Italia, ed un esempio negativo per tutti". Così il Financial Times, in un editoriale, parla del presidente del Consiglio italiano che, sottolinea, "chiaramente non è Mussolini: lui ha squadre di veline, non di camicie nere". Per il quotidiano, "il pericolo rappresentato da Berlusconi é di ordine diverso rispetto a Mussolini. E' quello dei media che rendono meno seri i contenuti della politica, sostituendoli con l'intrattenimento. E' la spietata demonizzazione dei nemici e il rifiuto di garantire indipendenza alla concorrenza. E' quello di mettere una fortuna al servizio della creazione di un'immagine forte, fatta della rivendicazione di infiniti successi surrogati da sostegno popolare". Per il Financial Times, che definisce "La Repubblica" giornale di "centro che tende a sinistra" ed il "più ostinato" nel porre le domande "sulla sua relazione con una teenager che vuole diventare velina", se Berlusconi è così "dominante", la colpa è anche di una "sinistra assente", di istituzioni deboli e spesso politicizzate e di un giornalismo che troppo spesso ha accettato un ruolo subalterno. Ma soprattutto la colpa è di un uomo molto ricco, molto potente e sempre più spietato.

Segnalato da: Il Principe

Anna è viva

ANNA È VIVA
Storia di Anna Politkovskaja, una giornalista non rieducabile
autore Andrea Riscassi

Anna Politkovskaja è la giornalista russa più famosa del mondo in quanto si è opposta platealmente al regime instaurato da Vladimir Putin. Laica e disincantata, nelle sue inchieste non temeva di schierarsi. Scegliendo sempre i più deboli e indifesi, è finita dalla parte dei ceceni, come testimone credibile proprio perché non si limitava a fare da spettatrice. Per questo Anna è stata uccisa a Mosca, in pieno giorno, il 7 ottobre 2006. Finora il suo delitto è rimasto impunito, soprattutto rispetto ai mandanti.


Interverranno:
Andrea Riscassi – giornalista Rai.
Matteo Cazzulani – presidente dell’associazione “Annaviva”.

Lunedì 1 giugno 2009

Ore 15.30 a Trieste
Aula Magna della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori. Via Fabio Filzi, 14. TRIESTE.

Ore 21.00 a Pordenone
Deposito Giordani, via Prasecco, 13.

venerdì 22 maggio 2009

Si va

Si va in montagna
per sentieri,
e lasciar per strada
i pensieri.
Si va verso l’alto
per lasciare le bassezze,
si va per dimenticar
le amarezze.
Si va’ tra due ali di folla
si va via dalla follia,
si va’ per salutar la malinconia
o smarir la solita via.
Si va per malghe
e per boschi,
si va per sagre
e per chioschi.
Si va per arrampicare
e per ferrate,
si va per baite
e per grigliate.
Si va per strade bianche
lungo i fiumi,
si seguono
odori e profumi.
Si va dondolamdo
qua e la’,
si va per un’attimo
e non per l’eternita’.
Si va per mare
per dimenticare,
si va per andare
e non sempre per tornare.

Coperton Buick

giovedì 21 maggio 2009

Vattene fuori dai coglioni!!!

"Durante il processo é stato spiegato chi aveva dato i soldi, é stato individuato il tragitto dei soldi e sono state individuate le azioni che Mills ha fatto con quei soldi e il fisco inglese ha costretto il signor Mills a pagare le imposte, considerando queste entrate come un compenso professionale. Se fosse stata una donazione Mills non avrebbe dovuto pagare alcuna imposta. Se questo non vi basta, non vi basta la presa di posizione di uno Stato a riguardo allora non so..." (Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza Mills, Agi, 19 maggio 2009)


15 anni con un maledetto stracoglione di merda, dentro un paese strapieno di gente di merda...
stock buick

Il punto e virgola

di Arduino e Vittorino Marseghelot

A: A l’Aquila, i ga chiest ai teremotai, perchè i dorme ancora in macchina.
V: I avrà rispost che, con quel che le costa, le per ammortisarle.

Coperton Buick

lunedì 18 maggio 2009

Steel String - Corso di liuteria: terza puntata

Le lezioni precedenti le trovate al tag Steel String nella sezione Across the Blog.
Docente: Mastro Gigi of Santa Foca.


Un cenno storico e poi un po’ di matematica (poca).
La scala attualmente in uso nel mondo musicale occidentale è detta scala temperata o temperamento equabile. Introdotta agli inizi del ‘700 deve la sua diffusione ad un opera di Bach “Il clavicembalo ben temperato” che raccoglie 24 tra preludi e fughe eseguiti in tutte le tonalità. La particolarità del temperamento equabile è la possibilità di trasposizione e modulazione conservando la stessa accordatura dello strumento. In pratica le note risultano leggermente stonate rispetto alle scale di giusta intonazione ma i vantaggi che ne derivano compensano il problema. In ogni caso oltre 200 anno di storia e di utilizzo ne hanno confermato il successo.
La particolarità di questa scala è la divisione dell’ottava in 12 semitoni con un rapporto costante tra 2 note adiacenti (matematicamente la radice dodicesima di 2 = circa 1,059). Questo numero magico ci servirà per determinare la posizione dei tasti sulla tastiera della chitarra. Per semplificarvi il compito allego un foglio di calcolo che eseguirà per voi l’operazione (calcolo scala.xls). Basta inserire la lunghezza della scala, nell’unità che preferite, e avrete calcolato la distanza dei tasti (fret) rispetto al capotasto (nut).
E’ importante ricordare che il 12° tasto cade a metà esatta della scala, verificate pertanto la posizione di questo tasto.
Di seguito le dimensioni dei modelli Martin più diffusi (dimensioni in pollici):

























Un altro argomento da trattare è la compensazione della scala dello strumento. La compensazione è necessaria perché all’avvicinarsi ai tasti più vicini alla cassa, e quindi all’accorciarsi della scala le note tendono ad essere più alte di quanto dovrebbero.
Ci sono vari metodi per compensare la scala, nel nostro progetto utilizziamo quello indicato da Cumpiano e Natelson nel loro libro “Guitarmaking Tradition andTechnology”. Si tratta in sostanza di spostare il ponte qualche mm oltre la lunghezza naturale della scala. La compensazione si adatta alle scale indicate in tabella.

Nella prossima puntata presenteremo il progetto citando le fonti da cui è stato tratto.

Alla prossima.

Mastro Gigi of Santa Foca

L'ironia

L’ironia,
vola alta sopra la sorte
e la morte,
saluta sempre tutti
ti stringe la mano,
o ti respinge lontano.
L’ironia,
ti accompagna sia al mare
che in montagna,
l’ironia con te
non ci perde
e non ci guadagna,
ma t’aiuta
a saltare la finestra
e mangiare la lasagna.
Dell’ironia,
non ti puoi fidare,
se ti e’ amica
ti allunga la vita,
se ti ignora,
anticipa la tua ora.
L’ironia,
ti aiuta a sopportare
le fatiche e le demenze,
riesce a isolarti ,
a inghiottire tutto,
senza dannare lo stomaco,
gonfiarti i testicoli
o le emorroidi.
L’ironia,
laica o religiosa che sia,
non ti chiede una preghiera
ma il sorriso giusto
da mattina a sera.

(Coperton Buick)

venerdì 15 maggio 2009

Punto e virgola

di Arduino e Vittorino Marseghelot

A: A Giugno se va’ alle Europee.
V: El prossimo anno ai mondiali.

Coperton Buick

giovedì 14 maggio 2009

A Borgomeduna in piazza



24 maggio 2009 - dalle 10.30 alle 20.00

A Borgomeduna in piazza

exhibit urbano - giornata di esplorazione e animazione locale Gli spazi comuni nel Piano di Recupero dell’area centrale del quartiere

Nel 2008 l’Amministrazione Comunale ha attivato il Laboratorio Borgomeduna: un percorso partecipato sviluppato in collaborazione con la Circoscrizione e aperto a tutti i cittadini, con lo scopo di raccogliere contributi utili all’elaborazione del Piano di Recupero dell’area centrale del quartiere. Il Laboratorio è stato vissuto come spazio di lavoro e apprendimento collettivo, dove si sono condivise esigenze e aspettative, esposto tutti i punti di vista, raccolto informazioni e infine proposto idee.

Attraverso passeggiate, incontri tematici, assemblee e un punto d’ascolto è stato condiviso l’orientamento generale del piano (obiettivi da conseguire con gli interventi e raccomandazioni/criteri da rispettare), definiti i temi di progetto e individuate le aree di trasformazione. Al Laboratorio sono seguiti diversi incontri tecnici di approfondimento e l’avvio della definitiva elaborazione del piano.

Ora? Una festa, ma non solo. Una giornata di esplorazione e animazione locale dove stare insieme e vivere oggi in modo diverso gli spazi comuni proposti nel Piano di Recupero: la piazza e la strada. Un’opportunità per riscoprire i luoghi della storia che danno identità al quartiere, per conoscere le realtà che operano sul territorio, per immaginare le opportunità di domani e viverle per un giorno.

organizzatore
Comune di Pordenone, Circoscrizione Borgomeduna, Secondo circolo didattico di Pordenone, Scuola primaria Edmondo de Amicis

lunedì 11 maggio 2009

Se foste

Se foste un rom, quella di Salvini non vi apparirebbe come la sortita delirante di un imbecille da ridicolizzare. Se foste un musulmano, o un africano, o comunque un uomo dalla pelle scura, il pacchetto sicurezza non lo prendereste solo come l’ennesima sortita di un governo populista e conservatore, eccessiva ma tutto sommato veniale. Se foste un lavoratore che guadagna il pane per sé e per i suoi figli su un’impalcatura, l’annacquamento delle leggi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro non lo dimentichereste il giorno dopo per occuparvi di altro. Se foste migrante, il rinvio verso la condanna a morte, la fame o la schiavitu, non provocherebbe solo il sussulto di un’indignazione passeggera. Se foste ebreo sul serio, un politico xenofobo, razzista e malvagio fino alla ferocia non vi sembrerebbe qualcuno da lusingare solo perché si dichiara amico di Israele. Se foste un politico che ritiene il proprio impegno un servizio ai cittadini, fareste un’opposizione senza quartiere ad un governo autoritario, xenofobo, razzista, vigliacco e malvagio. Se foste un uomo di sinistra, di qualsiasi sinistra, non vi balocchereste con questioni di lana caprina od orgogli identitari di natura narcisistica e vi dedichereste anima e corpo a combattere le ingiustizie. Se foste veri cristiani, rifiutereste di vedere rappresentati i valori della famiglia da notori puttanieri pluridivorziati ingozzati e corrotti dalla peggior ipocrisia. Se foste italiani decenti, rifiutereste di vedere il vostro bel paese avvitarsi intorno al priapismo mentale impotente di un omino ridicolo gasato da un ego ipertrofico. Se foste padri, madri, nonne e nonni che hanno cura per la vita dei loro figli e nipoti, non vendereste il loro futuro in cambio dei trenta denari di promesse virtuali. Se foste esseri umani degni di questo nome, avreste vergogna di tutto questo schifo.
Moni Ovadia

domenica 10 maggio 2009

S. Foca

S.Foca,
terra di confine
di spartiacque e guadi in secca,
terra di Magredi
e strade bianche nel deserto.
S.Foca,
terra di grigliate
odori, suoni e cazzate,
terra di virtuosi liutai
e figlie di prof. mai dimenticati.
S.Foca,
terra di campanile
di chiacchiere la sera in cortile,
terra di tecnologia
progetti, cad, tubi, gas e allegria.
S.Foca,
terra di salsiccia e bistecca
terra agrodolce desolata della steppa,
terra di liberazione
di 25 Aprile.
S.Foca,
terra di trattori
che arano di giorno,
e scorazzano le ragazze nei giorni di festa.
S.Foca,
festival della compagnia
terra di birra
Refosco e Malvasia.
S.Foca,
terra di Blues e Vasco
di chiome al vento senza casco,
terra di sirene spiegate
di arresti, burle e risate.
S.Foca,
ad un passo dalla montagna
terra di pomeriggi uguali,
terra che ogni tanto
ti rubano un bicchiere per un canto.
S.Foca,
terra di grandi uomini
uomini grandi e voluminosi,
sempre a rischio cirrosi.
S.Foca,
terra di gente corretta
di caffe’ corretti,
di chitarre da accordare
e feste da inventare.
S.Foca,
terra di donne
che ardono di passione,
terra che due mani non bastano
per quietare gli ormoni.
S.Foca,
terra d’avventura
fatta senza misura,
terra di visioni e conquiste
di sensualita’ e “Palisse”.

S.Foca,
terra del giorno dopo
che ti scalda come fuoco,
che domani si va’ al lavoro
e non sara’ un gioco,
ma durera’ poco.

Coperton Buick

venerdì 8 maggio 2009

Salviamoci la pelle

Storie e pensieri del Conte Racelio Fighessa di Milano Marittima


La guerra ti toglie tutto, salvo la memoria d’averla vissuta.

C.B.

lunedì 4 maggio 2009

Mr. Zimmerman

La voce è sempre più un impasto di tenebre, ferraglia, malta bastarda e polvere da sparo.
Bob Dylan non appartiene a questa terra, a questo tempo.
La fisa di David Hidalgo amalgama il tutto.
Un gran bel disco.
(s.b.)

Punto e virgola

di Arduino e Vittorino Marseghelot

A: El Berlusca ga’ tranquilisa’ tutti, magnando la Mortadella.
V: E pensar che fin l’anno scorso ghe s’era indigesta.

Coperton Buick

sabato 2 maggio 2009

L'arcobaleno

Dove finisce l’Arcobaleno
c’e’ sempre un tesoro,
dove inizia,
c’e’ lo starter
che da’ il via alla caccia.
Ciurme di Pirati
e bande di smidollati,
con in tasca i gettoni
alla ricerca dei preziosi dobloni.
Mettono la prua verso l’orizzonte
e puntano la scia cromatica nel cielo,
il capitano alza il cannocchiale
basta l’occhio buono per non perdersi.
L’Arcobaleno vive di sole e pioggia
basta una nuvola e svanisce l’incanto,
non c’e’ molto tempo per l’impresa
e a poppa,
i nodi gonfiano il mare come Champagne.
Avanti tutta per la gloria
s’assapora gia’ il nobile metallo,
l’oro luccica negli occhi del mozzo
che ora vede la sua luna nel pozzo.
Ma l’arrivo e’ un inganno
si sposta insieme alla nave,
e’ piu’ in la’ della volonta’
e della fatica,
e’ piu’ in la’ del mare.

Coperton Buick